Bandiera Sarda

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  • Turismo & Cultura

               Dal 14 al 16 ottobre 2016: la Brianza e " un angolo di Toscana in Lombardia" - per ulteriori informazioni rivolgersi alla Sig.ra Anna Marina Acciaro ( 339 - 1725866)

  • Turismo & Cultura

               Dal 28 agosto al 04 settembre 2016: Soggiorno nel cuore delle Dolomiti " Auronzo di Cadore" Organizzazione tecnica e responsabilità legale a cura della Labronica Viaggi (Livorno). Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Sig.ra Anna Acciaro (339.1725866)

  • Festa della Sardegna

             Dal 13 al 17 luglio 2016 - Stagno (Livorno): nel corso delle serate si potranno degustare piatti della cucina tipica sarda. Quella che avrà luogo a Stagno vecchio (viale Italia 132 - prospiciente alla chiesa di S. Leonardo)sarà una festa particolare caratterizzata dai colori,suoni,canti e pietanze sarde, nonchè diversi stand espositivi che richiameranno l'artigianato i prodotti e le bellezze naturali dell'isola.

  • Evento Sociale

         Sabato 11 Giugno 2016 - ore 13.00: pranzo sociale c/o la sede in piazza Anita Garibaldi 2 - autofinanziamento per l'Associazione. Prenottarsi (anticipo 5 euro) entro e non oltre mercoledì 8 giugno telefonando al 339 - 1725866 (Anna Acciaro) 

  • Evento Religioso

           Sabato 28 Maggio 2016 ore 17.00 presso il Santuario di Montenero in Livorno : Festa di N.S. di Bonaria Patrona della Sardegna. Vi aspettiamo numerosi come sempre 

  • Corale Polifonica

              Sabato 14 maggio 2016 - ore 17.30: "Concerto di Primavera"  c/o la Chiesa di S. Giuseppe dell'Ospedale Civile di Livorno sarà presentato il concerto con la partecipazione della Corale Polifonica Sarda "Giovanni Sedda" e la Corale polifonica " La Grolla".

  • Corale Polifonica

                    07 Maggio 2016  ore 21.00: in occasione della Sagra del Baccello 2016 c/o la chiesa di San Martino (Quartiere Salviano - Livorno)  la Corale polifonica Sarda " Giovanni Sedda" si esibirà con dei canti in lingua sarda. Partecipano alla rassegna altre 6 Corali Polifoniche della città di Livorno 

  • Turismo & Cultura

                        Dal 21 al 27 maggio 2016: Meravigliosa Sardegna - un insolito tour ........ gita promossa dall'Associazione Culturale Sarda "Quattro Mori" di Livorno a cura di Labronica Viaggi 57122 Livorno. Per ulteriori informazioni rivolgersi alla Sig.ra Anna Acciaro  339 - 1725866

  • Turismo & Cultura

              01 maggio 2016 - Conosciamo la Toscana: "La Val di Cornia e il Parco Archeologico di Baratti" . Per ulteriori informazioni rivolgersi a: Sig.ra Anna Acciaro 339 - 1725866

  • Evento Musicale

                   Domenica 10 aprile 2016 - ore 11.00 : presso l'Auditorium "Cesare Chiti" dell'Istituto Musicale Pietro Mascagni - via G. Galilei, 54 Livorno si esibiranno tre giovani talenti sardi della musica classica provenienti dall'Istituto Canepa di Sassari. Vi aspettiamo numerosi come sempre

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ASSOCIAZIONE CULTURALE SARDA "QUATTRO MORI"DI LIVORNO

Telefono:  0586 - 839711  -  Fax: 0586 - 839711 - e mail: 4morilivorno@tiscali.it
 
 
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GENERALITA'

 

SardegnaSituata strategicamente al centro del Mar Mediterraneo occidentale, la Sardegna fu da tempi antichissini un attracco obbligato per i navigatori che incrociavano in quelle acque in cerca di materie prime e di sbocchi commerciali. Fu così che, nella sua storia millenaria, l'isola ha saputo trarre vantaggio sia dal suo naturale isolamento, che ha consentito lo sviluppo di culture autoctone (e, specialmente, della cosidetta "civiltà nuragica"), sia dalla sua posizione strategica, che ne faceva un "ostacolo" inaggirabile nella rete degli antichi percorsi. Il risultato fu che, nel suo bagaglio storico, si trovano segni sia di culture indigene sia di culture importate dalle maggiori potenze mediterranee di turno (Fenici, Romani, Bizantini, Pisani, Genovesi, Aragonesi, Spagnoli).L'abbondanza di testimonianze di origine diversa, disseminate ovunque nell'isola, ha dato luogo a una storia complessa e di non sempre facile ricostruzione.

 
PREISTORIA

Le prime tracce di presenza umana (Homo erectus) in Sardegna risalgono al Paleolitico inferiore e consistono in rudimentali selci scheggiate, ritrovate nel sassarese, risalenti a un periodo compreso tra i 500.000 e i 100.000 anni fa. Le prime tracce di Homo sapiens sapiens risalgono invece a circa 14.000 anni a.C. Gli scavi effettuati nella "Grotta Corbeddu", presso Oliena, hanno restituito pietre sbozzate e fossili umani. Le testimonianze del Neolitico sono numerose. I più antichi abitanti di quest'epoca incidevano le ceramiche con il bordo di una conchiglia, il "cardium edulis". La civiltà cardiale si sviluppò sino al 4500 a.C.

La successiva civiltà di "Bonu - Ighinu" durò fino al 3500 a.C. circa e a essa seguì la civiltà di " San Michele" che si estese fino al 2700 a.C. I sardi neolitici vivevano sia all'aperto che in grotte, allevavano bestiame, utilizzavano strumenti in selce e in ossidiana, coltivavano cereali, conoscevano la caccia, la pesca e la tessitura. Scolpivano statuine stilizzate raffiguranti la Dea Madre accentuandone le forme del seno e del bacino (raffigurazioni steatopigie). Costruivano ciotole e vasi decorati in vario modo.

Si svilupparono in quel periodo due forme di architettura funeraria. Da una parte troviamo strutture di tipo megalitico affini ai dolmen e ai menhir ( in sardo "pedras fittas", ossia "pietre infisse nel terreno"); dall'altra le cosidette "domus de janas " (case delle fate o delle streghe), tombe scavate nella roccia che riproducevano l'intera struttura abitativa. Il pavimento e le pareti della tomba, ma anche il corpo del defunto, venivano rivestiti di ocra rossa. nella fase finale del periodo neolitico si succedono due civiltà ceramiche quella di "Monte Claro" e del "Vaso campaniforme" e inizia la lavorazione dei metalli, prima del rame e in seguito del bronzo. La civiltà nuragica vede le luce durante la fase culturale detta di Bonnanaro (1800 - 1600 a.C. circa ).

 
CIVILTA' NURAGICA

Secondo alcuni studiosi, in età nuragica l'isola era molto popolosa: si suppone che su una media di 5000 nuraghi semplici, di 3000 fra nuraghi complessi e villaggi, con una media di 10 abitanti per ogni torre isolata e di 100 abitanti per ogni borgo, si poteva contare una popolazione di circa 350.000 unità (la Sardegna raggiungerà nuovamente una simile densità abitativa solo nel XV secolo d.C.).

Più di 7000 nuraghi, in media uno ogni 4 kmq, e centinaia di villaggi e tombe megalitiche sono la testimonianza di una delle civiltà mediterranee più originali e misteriose, al punto che anche le interpretazioni più avanzate sulla funzione delle torri nuragiche e sulla vita e la struttura sociale dei construttori mancano di riscontri archeologici certi. ma allora, i nuragici, i costruttori di torri, i Tirsenoy come li chimavano i greci di allora (stesso nome che davano agli etruschi ) chi erano ?.. dalle testimonianze delle genti antiche con cui interagivano, sicuramente furono un popolo di guerrieri e di naviganti, di pastori e di contadini, suddiviso in piccoli nuclei tribali (clan). Andavano per mare, commerciavano coi Micenei, i fenici, gli Etruschi. Furono gli unici abitatori della Sardegna per circa 1000 anni (dal 1500 al 500 a.C. circa), su un territorio allora richissimo di boschi, acque, fertili valli. Il nuraghe era il centro della vita sociale delle tribù, ma oltre alle torri, altre strutture megalitiche caratterizzavano la civiltà nuragica: le tombe dei giganti (luoghi di seoltura) e i pozzi sacri (luoghi di culto). le enormi steli sentrali delle tombe dei giganti (molte superano i 4 metri di altezza) e la straordinaria precisione costruttiva dei pozzi sacri dimostrano la complessità e la raffinatezza raggiunte da questa civiltà. Anche la produzione di bronzetti, statuette tipiche della civiltà nuragica, con raffigurazioni a volte relistiche, a volte immaginarie, aggiunge fascino al mistero dei nuragici, mistero destinato sicuramente a durare ancora per la mancanza di un fondamentale elemento di decifrazione delle civiltà antiche: la scrittura. Con l'arrivo in Sardegna dei Cartaginesi prima e dei Romani poi, i popoli nuragici si ritirarono nelle regioni interne dell'isola e, specialmente, in quella terra che i Romani indicarono col nome di "barbaria", perchè abitata da popolazioni che rifiutavano la cultura dei nuovi arrivati. per la sua originalità la civiltà nuragica è probabilmente quella che più di ogni altra simboleggia la Sardegna.

Le nuove ipotesi

Negli ultimi decenni e sopratutto negli ultimi anni sono state divulgate nuove ipotesi sulla civiltà nuragica. In particolare è oramai assodato, grazie a nuove scoperte archeologiche, che le popolazioni nuragiche, a differenza di quanto si credeva in passato, fossero molto abili nell'arte della navigazione che permetteva loro di spostarsi facilmente e di tessere contatti con le popolazioni micenee, cretesi, etrusche e iberiche.

Alcuni studiosi , in base alle evidenti similitudini fra i reperti nuragici e quanto descritto nelle fonti antiche, hanno ipotizzato che le popolazioni sardo - nuragiche siano da accomunare agli Shardana; popolazione di navigatori - guerrieri che assieme a una coalizione di altri popoli portò, sul finire del II millennio a.C., guerra e distruzioni nel bacino del Mediterraneo tentando a più riprese di invadere l'Egitto dei faraoni e che ridusse alla rovina la civiltà micenea e quella ittita.

 
EPOCA ANTICA
Fenici e Cartaginesi

I mercanti Fenici raggiunsero la Sardegna tra il X e l'VIII secolo a.C.  A quell'epoca, la civiltà nuragica era al massimo del suo splendore e ai cosidetti nuraghi semplici (o monotorre) si erano da qualche tempo aggiunti diversi nuraghi complessi (o polilobati), simili a castelli e circondati da villaggi di capanne ( come per esempio il nuraghe santu Antine di Torralba). I Fenici, arrivati in Sardegna come mercanti e non come invasori, fondarono alcuni empori lungo l'arco sud-occidentale della costa sarda e stabilirono contatti di scambio sopratutto con i sardi delle regioni costiere o dell'immediato entroterra.

Meno facile fu il rapporto tra Sardi e Cartaginesi (anche detti Punici). Questi ultimi giunsero nell'isola nel VI secolo a.C., forse per sostenere le colonie commerciali fenicie minacciate da Sardi non sempre amichevoli, o forse con la deliberata intenzione di conquistare l'isola e assoggettarla al dominio in espansione di Cartagine. Un primo tentativo di conquista cartaginese fu sventato dalla vittoriosa resistenza sarda intorno al 535 a.C. Tuttavia, a partire dalla fine del VI secolo l'isola entrò nell'orbita di Cartagine. Le originarie colonie - emporio fenicie si svilupparono progressivamente in centri urbani, probabilmente tra i maggiori del Mediterraneo occidentale. Nonostante le successive sovrapposizioni romane, ancora oggi le componenti puniche di queste cittadine sono ben visibili tra le rovine che ne rimangono. I maggiori centri di insediamento cartaginese furono karalis, Nora, Sulki, e Tharros. Le rovine di karalis ospitano la più grande area cimiteriale fenicio - punica del mondo (colle di Tuvixeddu), oggi purtroppo minacciata dalla speculazione edilizia. A Sulki (presso Sant' Antioco) rimane invece il tophet più grande ritrovato finora. Tra gli altri insediamenti cartaginesi ricordiamo Bithia, neapolis, Othoca, Cornus e un insediamento presso l'attuale Bosa.

 
LA SARDEGNA E ROMA

I Romani ottenero la Sardegna nel 238 a.C., al termine della Prima Guerra Punica. nel 215 a.C., il sardo Amsicora, aiutato dai cartaginesi, guidò un tentativo di rivolta anti - romana, ma fu sconfitto in battaglia. per lungo tempo, la dominazione romana fu segnata dalla difficile convivenza con i sardi e i Sardo - Punici.

Gradualmente, si raggiunge una certa integrazione, anche se non furono rare le rivolte. I centri punici si "romanizzarono" e Karalis divenne la capitale della nuova provincia. La città crebbe e fu arrichita di monumenti, tra i quali l'esempio più notevole è probabilmente l'anfiteatro, che ancora oggi è sede di spettacoli. nel nord dell'isola, i Romani fondarono il porto di Turris Libisonis (l'attuale Porto Torres) e fecero della cittadina cartaginese di Olbia un centro importante. Durante il periodo romano, Olbia fu dotata di piazze, acquedotti e complessi termali. nel 1999, nelle acque del porto vecchio furono recuperati 18 relitti di navi romane, di cui due probabilmente dell'età di Nerone.

I romani dotarono l'isola di una rete di strade che servivano sopratutto a mettere in comunicazione i centri del sud con quelli del nord dell'isola. A metà di una di queste strade, i Romani fondarono Forum Traiani (presso l'attuale Fordongianus), che divenne il principale centro militare dell'isola e che nel I secolo d.C. fu dotato di un complesso termale.

I Romani svilupparono la coltivazione dei cereali e la Sardegna entrò a far parte delle provincie "granaio", insieme alla Sicilia e all'Egitto.

Probabilmente, l' eredità culturale più importante del periodo romano è la lingua sarda, neolatina, composta di numerosi dialetti raggruppabili in tre varietà fondamentali (gallurese, logudorese, campidanese).

 
LA SARDEGNA E L'IMPERO BIZANTINO

Dopo la caduta dell'Impero Romano, la Sardegna fu occupata dai Vandali, che mantennero nell'isola un presidio militare per circa ottant'anni, fino alla presa di potere dei Bizantini nel 534 d.C. Il dominio Bizantino portò a importanti tresformazioni sociali e culturali. Per esempio, durante questo periodo, il papa Gregorio Magno portò avanti l'opera di evangelizzazione della Barbagia.

Il legame tra l'isola e Bisanzio si fece più forte col passare del tempo e la Sardegna rimase bizantina durante l'invasione della penisola italica da parte dei Longobardi.

Come accennato, la presenza bizantina in Sardegna si fece sentire in maniera particolare in ambito religioso. I Bizantini introdussero le chiese a croce greca, a cupola emisferica e a pianta quadrata.Parimenti, introdussero il rito bizantino nelle ceromonie di culto e un insieme di tradizioni, feste e consuetudini di cui rimangono tracce ancora oggi. Per esempio si diffuse il culto dell'imperatore santo Costantino I, che per i sardi divenne Santu Antine, in onore del quale a Sedilo si tiene ancora oggi la cavalcata detta s' Ardia, probabilmente in ricordo delle corse che si tenevano nell'antico ippodromo di Bisanzio.

 
LA CIVILTA' GIUDICALE

Con il declino dell'impero Bizantino, a partire dall'VIII secolo, i Sardi sull'impianto organizzativo Bizantino, si dettero un nuovo assetto politico. L'isola fu così divisa in 4 Giudicati, i quali erano indipendenti dall'esterno ma anche fra di loro. I quattro Giudicati erano quelli di Torres - Logudoro, di Calari, di Gallura e di Arborea ed erano retti da un "giudice" (judex in latino, judike o zuighe in sardo) che aveva il potere di sovrano.Amministravano un territorio, chiamato logu, suddiviso in curatorie formate da più villaggi, retti da capi chiamati majores. Parte dello sfruttamento del territorio, come anche l'agricoltura, veniva gestito in modo collettivo, un'organizzazione modernissima all'epoca.

L'aiuto portato alla Sardegna contro gli Arabi da parte delle flotte di Genova e Pisa, specie dopo il fallito tentativo di conquista dell'isola nel 1015 -16 da parte di Mujàhid al - Amiri di Denia (il mugetto o Musetto delle cronache cristiane italiche), signore delle Baleari dopo il crollo del Califfato omayyade di al-Andalus - ebbe come conseguenza un crescente influsso delle due Republiche marinare.

Barisone I re di Sardegna

Barisone I d' Arborea grande stratega sfruttò le dispute tra Genova e Pisa e i nascenti interessi del regno d'Aragona sulla Sardegna a favore della causa sarda e cercò di unificare i Giudicati sardi sotto un'unica corona. Così con l'appoggio di genova, chiese ed ottenne il titolo nominale di re di Sardegna dall'imperatore Federico I Barbarossa, pagando 4000 marchi d'argento anticipati dai genovesi. Così il 10 agosto 1164 fu incoronato re di sardegna, nella cattedrale di San Siro a Pavia. I genovesi resisi conto che non poteva restituire subito l'ingente somma, lo tennero prigioniero per sette anni. Tornò in patria nel 1172 cercando di proseguire invano il suo progetto di unificazione, unica possibilità per respingere le pressioni delle potenze straniere che tentavano di impossessarsi dell'isola.

L' esperienza comunale in Sardegna

SardegnaNell' ambito cronologico dell'epoca giudicale è necessario menzionare a parte le vicende delle città sarde che si diedero statuti propri, sulla scia dell'esperienza dei comuni maturata sul continente, per lo più su ispirazione di forze politiche e sociali esterne. In particolare due, quella di Sassari e quella di Villa di Chiesa, appaiono rilevanti per l'imoprtanza storica, isituzionale ed economica dei due centri.

Dall'esperienza comunale sassarese (1272 ca - 1323) restano gli Statuti della città , redatti in latino e in sardo logudorese. Della vicenda di Villa di Chiesa ( 1258 ca - 1323), fondata da Ugolino della Gherardesca e votata all'industria mineraria argentiera, rimane testimonianza nelle leggi cittadine raccolte nel Breve di Villa di Chiesa (di cui nell'archivio storico della città è custodito un bellissimo originale in pergamena, databile presumibilmente al 1327.

In generale, delle autonomie e dei privilegi i cittadini sardi (benchè si trattasse di comuni pazionari, ossia sottoposti al controllo di una città egemone, in questo caso Genova e Pisa) rimarrà traccia successivamente nella storia del Regno di Sardegna, allorchè alle città emerse dal periodo precedente (alle due sopra citate, bisogna aggiungere: Castel di Calari, Oristano, Bosa, Alghero, Castelaragonese), verranno riconosciuti particolari status giuridici che ne faranno delle città regie, ossia sottratte al dominio feudale e dipendenti direttamente dalla Corona, con propri rappresentanti specifici nel parlamento degli stamenti (il Braccio reale).

Le città in Sardegna rimarranno a lungo entità socio - politiche alquanto estranee (per non dire ostili) al territorio circostante. Molte di esse, per varie vicissitudini, subiranno una decadenza da cui non sapranno riprendersi che a fatica e solo di recente.

 

IL REGNO DI SARDEGNA

Il Regnum Sardiniae et Corsicae ebbe inizio nel 1297, quando papa Bonifacio VIII lo istituì per dirimere la contesa tra Angioini e Aragonesi circa il Regno di Sicilia (che aveva scatenato i moti popolari passati poi alla storia come Vespri siciliani). Il Regno di Sardegna fu un'istituzione totalmente estranea alla realtà sarda, tanto che i sardi la combatterono con tutte le loro forze tenedo testa alle forze aragonesi, che rappresentavano paradossalmente il Regno di Sardegna, per circa un secolo.La realizzazione della licendia invadendi così concessa ebbe inizio nel 1323, col re Giacomo II e potè dirsi conclusa nel 1420 sotto Alfonso V d' Aragona. Attraverso varie fasi, la storia del Regno sardo percorre l'ultimo periodo del medioevo e giunge alla sua conclusione tra il 1847 (Unione Perfetta con gli stati di terraferma) e il 1861 (proclmazione del Regno d'Italia).

La vicenda di Leonardo de Alagon

Leonardo di Alagon, discendente dei Giudici di Arborea, fu un feudatario dell'oristanese che si proclamò difensore de sardi ed è considerato dalla storiografia una delle figure più significative della lotta indipendentista. la sua vicenda ha inizio quando, intorno al 1477, entrò in conflitto con il vicerè aragonese Nicolò Carros. Quest'ultimo si adoperò affochè Giovanni II d'Aragona il senza fede condannasse Leonardo de Alagon per lesa maestà e fellonia- Il feudatario sardo diede così il via ad una vera e propria rivolta dei sardi contro il " Regno di Sardegna", che dapprima vide gli aragonesi costretti in assedio nelle due roccaforti di Cagliari e Alghero, ma che alla fine si concluse tragicamente nella battaglia di Macomer con la sconfitta dei ribelli sardi e con la fuga e successivamente la cattura dello stesso de Alagon. Questi morì il 3 novembre 1494 nella prigione valenziana di Xàtiva.

La Sardegna e la Corona d'Aragona

Il periodo che va daCorona d'Aragonagli inizi del XIV secolo a circa la metà del secolo successivo rappresenta per la civiltà occidentale un periodo di transizione dal medioevo all'età moderna. La società si svincola dai miti e dalle tradizioni medievali  e si avvia verso il Rinascimento. Purtroppo, questi cambiamenti non si riscontrano in Sardegna: questo periodo, che ebbe inizio nel 1323/1324, corrisponde infatti all'occupazione aragonese ed è considerato da molti come il peggiore di tutta la storia dell'isola. Il cammino verso l'età moderna venne bruscamente interroto e tutta la società isolana regredi verso un nuovo e più buio medioevo. le maggiori cause furono viste nelle continue guerre contro il Regno di Arborea e nel regime di privilegio, di angherie e di monopolio esclusivo di ogni potere, instaurato a proprio favore dai catalano - aragonesi e poi dagli spagnoli.

Una testimonianza evidente della situazione creatasi è fornita dagli stessi catalani che ancora ne 1481 e nel 1511 chiedevano al re - nel loro Parlamento - la conferma in blocco degli antichi privilegi, ricordando che erano concessi " per tenir appretada e sotmesa la naciò sarda" (mantenere bisognosa e sottomessa la nazione sarda). Con il dipotismo e la confisca di tutte le richezze si arrestò bruscamente il processo di rinnovamento economico, culturale e sociale che i giudicati e il regno di Arborea, avevano suscitato tra l'ottavo e il quattordicesimo secolo.

In realtà gli aragonesi non disponevano dei mezzi per una tale invasione e riuscirono solo dopo un secolo di guerre e di sanguinose battaglie ad unificare il regno di Sardegna e Corsica, che fu composto, per lungo tempo, unicamente dalle città di Cagliari e di Alghero. I due popoli sconteranno duramente in epoche successive il loro combattere accanitamente fino ad annullarsi a vicenda. Sia i sardi che i catalano - aragonesi saranno assorbiti in realtà nazionali sostanzialmente estranee alla loro storia.

La Sardegna e la corona Spagnola

Con la riconquista di Granada, avvenuta il 2 gennaio 1492, si realizzò pienamente la riunificazione dei regni iberici, assiduamente perseguita da Ferdinando II di Aragona e da Isabella di Castiglia.

Dopo il loro matrimonio celebrato a Valladolid il 17 ottobre 1469 con un accordo conosciuto anche come la concordia di Segovia, nel 1475, i due sovrani fecero giuramento di non fondere le due corone in un unico Stato e ciascuna entità conservò le sue Istituzioni e le sue leggi. Entrambi infatti si chiamarono: re di Castiglia, di Aragona, di Leòn, di Sicilia, di Sardegna, di Cordova, di Murcia, di Jahen, di Algarve, Di Algeciras di Gibilterra, di napoli, conti di barcellona, signori di Vizcaya e di Molina, duchi di Atene e di Neopatria, conti di Rossiglione e di Serdagna, marchesi di Oristano e conti del Goceano.

 
LA SARDEGNA E I SAVOIA

In seguito agli aggiustamenti territoirali seguiti alla Guerra di successione spagnola, finita nel 1713, per un brevissimo periodo, tra il 1713 ed il 1718, l'isola passò agli Asburgo austriaci, dopo il trattato di Utrecht del 1713 che sancì la separazione della Spagna dal suo impero. Filippo V di Spagna nel 1717 occupò la Sardegna e Sicilia. Il trattato di Londra del 2 agosto 1718 assegna l'isola al duca di Savoia, Vittorio Amedeo II, che l'accettò non tanto volentieri se non per il relativo titolo regio.

savoiaI problemi posti dal banditismo e dalla criminalità rurale spinsero il governo sabaudo a tentare, inutilmente, di cedere l'isola in cambio di qualche altro possidimento. Non riuscendoci, Vittorio Amedeo tenta di risolvere la situazione con una forte azione repressiva, come fa qualsiasi governo di occupazione non gradito dalla popolazione, inviando contigenti militari per tentare di contrastare il problema. nel 1732 gli successe Carlo Emanuele III, che nel 1738 organizzò insieme al papa il rientro, su richiesta di quest'ultimi, di un gruppo di pescatori - commercianti liguri originari di pegli che stavano dal 1540 nella cittadina costiera di TabarKa ( è un'isoletta a nord di Tunisi) in Tunisia e li fece trasferire nell'isola di San Pietro, dove venne fondata una cittadina chiamata Carloforte in suo onore, sino all'arrivo dei francesi che l'hanno occupata (1793) e cambiato nome, al loro rientro dalla spedizione in Egitto.

Nonostante diverse iniaziative di ammodernamento, non avvenne però un sostanziale cambiamento della situazione economica della popolazione, sopratutto per la opprimente presenza feudale, sulla quale non si effettuò alcun intervento. Ciò a dimostrare che il governo sabaudo non ha una decisa volontà di riformare la società sarda, mentre aumentò la pressione fiscale. In questa situazione, la povertà non si riduce ed il malcontento accresce i movimenti di rivolta. per la prima volta dopo secoli i Sardi decisero di tornare a lottare per conquistare condizioni di vita migliori. Iniziarono continue ribellioni e sommosse che sconvolsero tutta la Sardegna e si accentuarono sopratutto con i grandi antifeudali e antipiemontesi del 1783. nel 1789 numerosi villaggi si rifutarono di pagare i tributi feudali, provocando un nuovo intervento repressivo, in difesa degli interessi feudali, per riportare con la forza l'ordine. Il movimento di protesta della popolazione cominciò ad avere l'appoggio di intellettuali e uomini di cultura, sopratutto dopo il 1789, anche per l'effetto della Rivoluzione Francese.

Dopo la rivoluzione, la Francia republicana tenta di diffondre i principi di libertà, fratellanza e uguaglianza in tutta Europa. nel 1793 la flotta francese agli ordini dell'amiraglio Truguet occupò Caloforte e Sant'Antioco, dove iniziò l'albero della libertà, sbarcò in territorio di Quarto e attaccò il porto di Cagliari. Con un abile propaganda, aristocrazia e clero convinsero la popolazione della pericolosità dei francesi, che indicarono come nemici della religione, violenti e schiavisti. La propaganda ottenne il risultato voluto e i volontari sardi respinsero le truppe francesi.

Questi episodi di resistenza all'attacco francese, proprio mentre le truppe piemontesi incontravano serie difficoltà sulla terraferma, crearono l'illusione che il governo sabaudo potesse concedere alle classi dirigenti sarde una gestione più indipendente della Sardegna. vennero mandati dei delegati a Torino per avanzare a Vittorio Amedeo III delle richieste precise, sintetizzate nelle così dette cinque domande, un vero programma costituzionale. Queste consistevano nella convocazione del Parlamento mai più convocato dall'arrivo dei Piemontesi, la riconferma degli antichi privilegi dei quali aveva sempre goduto il Popolo Sardo, la nomina negli impieghi civili e militari e nell cariche ecclesiastiche esclusivamente di sardi, l'istituzione a Torino di un Ministero per la Sardegna e a Cagliari di un Consiglio di Stato per i controllo di legettimità. I delegati vennero tenuti a Torino per mesi, senza ottenere risposte, mentre in Sardegna cresceva la tensione.

Giovanni Maria Angioy e il sogno di indipendenza

Il 28 aprile 1794 (sa die de sa Sardigna) la popolazione insorse, sconfisse i piemontesi a Cagliari, Alghero e Sassari costrigendo a lasciare l'isola il vicerè e le sue truppe. Con la rivolta urbana si intrecciarono i moti antifeudali della campagne. Ne nacque un vero e proprio movimento rivoluzionario. In questa situazione emerse la personalità di Giovanni Maria Angioy (1761 - 18008), giudice della reale Udienza. La sua azione di difesa della sua terra, iniziata già nel 1793, durante le operazioni che portarono alla cacciata dall'isola delle squadre navali francesi, emerse dopo la rivolta del '94, quando divenne l'anima del Governo Sardo. Tra il 1795 e il 1796 la nobiltà conservatrice di Sassari ed i feudatari del Logudoro tentano di rendersi autonomi da Cagliari per dipender direttamente da Torino, allora il vicerè Vivalda inviò Giovanni Maria (Giomarioa) Angioy a Sassari come suo vicario con il titolo di Alternos per riportare gli insorti all'obbedienza al vicerè. Angioy venne accolto ovunque dalle popolazioni come liberatore e si trovoù presto in contrasto con lo stesso vicerè, quando invece di rappresentare gli interessi piemontesi fomentò e diresse la grande rivoluzione del 1796, un moto giacobino e antifeudale indipendetista che lo vide da Sassari guidare la marcia verso Cagliari- La marcia venne fermata nel giugno del 1796 ad oristano, dove Angioy fu sconfitto. Questi dovette abbandonare la Sardegna e si rifugiò a Parigi, dove morì esule e in povertà nel 1808 e con lui l'indipendenza del Popolo Sardo perse la possibilità di passare da sogno a realtà.

I Savoia in Sardegna

Nel 1799 le truppe francesi occuparono il Piemonte costrigendo i savoia a riparare in Sardegna dove rimasero fino al 1814 dopo la sconfitta di Napoleone Bonaparte nell'isola si verificano timidi tentativi di isurrezione, con Vincenzo Sulis, gerolomo Podda, Francesco Cilocco e il parrocco di terralba Francesco Corda, che tentarono di proclamare la Reppublica Sarda, ma i rivoltosi vennero uccisi i conflitto a fuoco o condannati a morte. La presenza del sovrano nell'isola non attenuò il malcontento generale che sfociò nel 1812, in un anno di terribile carestia, nel tentativo di insurrezione noto come la congiura di Palabanda, guidato dall' avvocato Salvatore caleddu, che venne stroncato con durezza a si concluse con le escuzioni di Giovanni Putzolu, raimondo Sorgia e dello stesso Cadeddu.

I piemontesi erano interessati al più completo controllo del territorio ed allo sfruttamento delle sue richezze, risale a questo periodo il disboscamento selvaggio per la produzione di legname. A tale scopo, nel 1820 Vittorio Emanuele Ipromulgò l'Editto delle chiudende, con il quale autoizzò la chiusura, con siepi o muri, delle terre comuni. Consentì. quindi, per la prima volta nella storia della Sardegna, la creazione della proprietà privata e venne del tutto cancellato il regime della proprietà collettiva dei terreni, che era stata una delle principali caratteristiche della cultura sarda. A ciò si aggiunga che la chiusura fu tutta in favore dei latifondisti e degli stessi piemontesi.

 

Fine del Regno di Sardegna

Nel 1847 con un atto giuridico venne sancita la fusione perfetta della Sardegna con la terraferma e l'estensione anche all'isola dello Satuto Albertino. Un atto che venne visto come l'ottenimento da parte della Sardegna di parità di diritti con il Piemonte, mentre i diretti interessati, ossia i sardi, non poterono che vederlo come la definitiva cancellazione dei loro valori storici e culturali. nel 1860 Vittorio Emanuele II tenta di cederla alla Francia, ma poi nel 1861 entra a far parte del Regno d'Italia.

In un certo modo quindi il Regno d' Italia può essere considerato una prosecuzione del Regno di Sardegna.

 
LA SARDEGNA CONTEMPORANEA

La Sardegna tra Otto e Novecento è una regione marginale, povera e spopolata del nuovo stato italiano. La modernizzazione forzosa e superficiale e i conflitti commerciali con altri paesi europei (specie con la Francia) ne condizionano pesantemente l'assetto produttivo e sociale. A ciò si accompagna poi il fenomeno del banditismo.

Contemporaneamente tuttavia emergono anche pulsioni ed espressioni culturali al passo con i tempi e di livello assoluto ( scrittori, artisti, uomini politici). le contraddizioni accompagnano tutto l'arco della storia contemporanea dell'Isola, a fasi alterne tra momenti di crisi e momenti di crescita, sia pure problematica.

Nella Grande Stemma della Brigata SassariGuerra i sardi si distinsero in particolar modo con la Brigata Sassari. Alla fine della guerra a causa della mancata risposta dello Stato Italiano alle istanze di sviluppo e di infratrutturazione dell'isola fra gli ex combattenti, sopratutto per l'azione politica di Emilio Lussu, nasceranno nuovi fermenti politici che porteranno alla nascita del Partito Sardo d'Azione. Durante il fascismo al fine di incentivare la politica dell'autarchia, saranno realizzate una serie di infrestrutture e di bonifiche di numerose paludi, con l'insediamento di gruppi di coloni provenienti da varie parti d' Italia principalmente dal Veneto. saranno anche incrementate le attività estrattive. saranno anche fondate alcune città come quella mineraria di Carbonia e quelle agricole di Mussulinia rinominata nel dopoguerra Arborea e di Fertilia.

Con la conclusione della seconda guerra mondiale, parallelamente alla Costituzione Repubblicana Italiana, viene promulgato lo Statuto di autonomia della nuova Regione Sarda, una delle cinque a statuto speciale previste nel nuovo ordinamento statale.

Il dopoguerra, caratterizzato dalla battaglia vinta contro la malaria e dalle richieste e rivendicazioni di condizioni economiche migliori, vede da un lato l'imporsi delle servitù miltari ( come pegno agli assetti geopolitici internazionali cui l' Italia deve far fronte) dall'altro la politica dei così detti Piani di Rinascita, misure legislative speciali per il finanziamento dell'industrializzazione della Sardegna. ne conseguono sostanziali fallimenti socio - economici e limitazioni a quella stessa autonomia pure costituzionalmente riconosciuta. A ciò si accompagna un nuovo fenomeno migratorio e il ripresentarsi del problema del banditismo, che imperveserà. Cresce e si afferma intanto il settore turistico, fono a fare dell'Isola una delle mete più appetite a livello italiano e internazionale. Rimangono inoltre sempre vivi i fermenti culturali, sia nel senso di una costante riproposizione delle tradizioni sia in quello dell'espressione di talenti artistici e letterari e di figure politiche ai massimi livelli.

L'indipendentismo, che per molti anni era limitato ad una esigua élite di intellettuali come l' architetto Antonio Simo Mossa, nei primi anni 1970 si materializza in un movimento culturale e politico. nel 1973 nacque il movimento Su Populu Sardu, fondato fre gli altri da Angelo Caria. da questo, nei primi anni 1980, a seguito di una scissione nascerà il Partito Sardu Indipendentista, che nel 1994, con il contributo dello stesso Caria, darà vita a Sardigna Natzione. nel 2001 a seguito di una rottura all'interno del movimento fu fondato da Gavino Sale l' iRS, che eleggerà lo stesso Sale nelle elezioni provinciali di sassari del 2006.

Alla fine del XX secolo, la Sardegna, come Regione dello Stato Italiano, risulta attestarsi a mezza via tra le regioni a più alto reddito annuo pro capite del nord peninsulare e quelle meridionali a reddito pro capite più basso. Altri indicatori ne sanzionano gli innegabili progressi sia economici, sia sociali, ma non annullano le obiettive difficoltà di crescita e di sviluppo ancora presenti.

Negli anni più recenti, l'espansione delle nuove tecnologie e il miglioramento dei collegamenti con l'esterno (specie quelli aerei, grazie alle compagnie c.d. low cost) sembrano tendere ad attenuare l'insularità. caratteristica della quale viene troppo spesso dato peso agli aspetti negativi e svalutati gli aspetti positivi, tanto da considerare la Sardegna regione marginale quando in realtà si trova al centro del Mediterraneo occidentale.

Bibliografia

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S'ISTORIA SADRA  IN LIMBA

S'istòria de sa Sardigna at raighinas chi partint dae su Paleolìticu. Sos òmines bivent peroe in s'ìsula solu dae su Neolìticu. De cuddu perìodu est s'isfrutamentu de s'ossidiana, unu materiale in cussu tempus raru e pretziosu, de su Monte Arci,. Dae su neolìticu a s'edade de su brunzu (XIX - XIII sèculos innantis de Cristos) est nàschida tzivilizatzione "prenuràgica", caraterizzada dae sos putos sacros, sas "tumbas de sos gigantes"). Su perìodu nuràgicu at bidu su cumparrer in Sardigna de una tzivilidade distinta dae construtziones megalìticas, sos nuraghes.

MNuraghea si podet esser seguros chi su mare est istadu sa bia printzipale chi at muntesu sa Sardigna a tzentru de sa tzivilidade mediterrànea. Podet èssere chi sos chi biviant in Sardigna fint issos sa "gente de su mare" chi timiant sos egitzianos antigos. Ma est seguru chi, dae su mare, appet comintzadu a bènnere gente chi chircaiat ràmine, prumu, trigu, e àteras cosas pro faghere commerciu. Innantis a tottus sos fenitzos, chi arribant in ue oe b'est Casteddu, 1500 annos innantis de Cristu. Appustis ant fraigadu ateras tzitades: Tharros, Nora, Bithia, Sulci, Sant'Antiogu. Sas urtimas fint mannas meda, ca inie b' aiat su minerale chi ddi serviat. Non s'ischit meda de comente fin sas cosas cun chie biviat in Sardigna e custos fenitzos, ma issos abbarraiant accanta de su mare e chircaiant de istare in accordu con sa gente autoctona. Sunt bistados sos fenicios a iscriere a primmu su lùmene Sardigna, in d una preda chi est in su museu archeològicu de su Castrum de Casteddu, si podet narrere chi issos non impreaiant sas bogales cando iscriiant. Paret chi, comente s'est passadu dae sos fenitzos de su Libanu a cussos chi bivende in Africa sunt nados Punicos, carchi cosa siat cambiada, ca custos fint peus e cheriant fàghere sos meres. In custu tempus sa Sardigna fit puru una base milidare de sos punicos, ca sas naves issoro, dae Cartàgine e su portu de Capu Malfatanu, accanta de Teulada, serraiant in d una morsa su Mare Mediterraneu e nemos podiat passare. Appustis de sa segunda gherra pùnica arribant sos romanos,e po sèculos meda sa Sardigna abbarrat romana. E diventat sa "dom'e trigu" de Roma, sas tzittades accanta e su mare sunt semper prus mannas, ma es seguru chi sos romanos non bi l'apent fatta a "romanizzare" sa Barbagia. Sun arribados a Fordongiani (Forum Traiani), Austis (Augustus) ma inie sun abbarrados. Cando Roma est rutta sun arribados sos Vàndalos, chi teniant puru sa parte de Africa chi est acanta acanta a sa Sardigna: Ippona (chi oe si narat Annaba, in Algeria) est sempre istada prus acanta a Casteddu de onzi tzitade italiana. In carchi manera sos romanos de oriente, sos bizantinos (in sardu Aregos)nde giàgarant sos vàndalos e pro chimbichentos annos abbarrant in Sardigna. A sa fine si nd' andant, ma lassant famìllias nobiles, chi sunt sas chi ant a andare a cummandare in su perìodu de is Giuigados. De sos Aregos abbarrant sos santos e sos lùmenes: Costantinu, Bachis, Chìrigu, pro narrere. De ammentare chi sos Aregos, comente sos atteros romanos, no bi l' apent fatta a intrare in Barbagia, e comente sos àteros ponent su "Dux militaris" in Fordongiani, pro chircare de firmare sas bardanas de chie biviat in sos montes. De interessu mannu sos sèculos intra su IX e su XV d.C., cando s'est isboligada sa tzivilizadura de sos Giuigados, bator rennos autòctonos de traditzione romana, no feudale, nàschidos dae s'isolamentu de sa Sardigna in sos sèculos de su domìniu àrabu de su Mediterràneu (sos sèculos VIII - IX d.C.).

In s'annu 1324, sos Aragonesos conchistant Casteddu cun s'agiudu de su Rennu de Arbarea, boghendeche a fora sos Pisanos. Est sa nàschida de su Rennu de Sardigna. Dae su 1354 a su 1420, cun fases divressas, addurat sa gherra intro de su rennu aragonesu e sù arbaresu, s'ùrtimu abarradu de sos bàtor rennos sardos antigos. Pessones de importu de cussu perìodu de gherra e pestilèntzias sunt su Giùighe arbaresu Marian IV e sa fìgia sua Eleonora, Eleonora de Arbaree. In su 1420 s'ùrtimu giùighe, Guillermu de Narbona, bendet su tìtulu giuigale a su re de Aragona pro chentumìgia fiorinos de oro. Abarrat unu rennu solu, in s'ìsula, su Rennu de Sardigna, prima cadelanu e a pustis ispannolu. Cun sos cadelanos e sos ispannolos sa Sardigna connoschet su feudalismu e intrat pro sa prima borta in s'istòria cun una e una sola identitade sua.

In su 1720 sa corona colat in conca a sos ducas de Savoia, chi in custa manera si faghent reis. De importu, suta sos Piemontesos, su perìodu "revolutzionàriu" de sos annos 1793-1796, cun unu protagonista mannu: Juanne Maria Angioy. Su Rennu de Sardigna addurat cun totas sas prerogativas suas fintzas a su 1847, cando su re Càralu Albertu cuntzedit s'"Unione Perfetta" cun sos istados continentales de su rennu. In su 1861, a pustis de sas duas primas gherras de indipendèntzia italiana e de sas conchistas garibaldinas, mudat nùmene in Rennu de Itàlia.

In su sèculu de binti sunt de ammentare sos fatos de sa Brigata Tàtari in sa Prima Gherra Mundiale, dae chi s'est ischidada torra s'identidade e su natzionalismu sardu. De su 1921 est sa nàschida de su Partidu Sardu de Atzione, fundadu, cun àteros, dae Emìliu Lussu.

Su fascismu at tènnidu dificultate meda a s'instaurare in Sardigna. In su 1924 Mussolini mandaiat in Sardigna su generale Gandolfo pro isperrare su Partidu sardu de atzione (chi teniat tando su 30-40% de sos votos): naschet s'esperièntzia de su "sardufascismu", est a nàrrere sa gestione de su PNF in Sardigna dae sa dereta de su PSdA, ghiada dae Paolo Pili. In càmbiu, Mussolini finàntziat sa Lei de su Milliardu, ma comintzat un'òbera de italianizatzione fortzada de Sardigna, colonizende cun vènetos is paules aintre Terraba e Aristanis, e atachende s'impreu de sa limba sarda, "natzionalizende" sas massas sardas puru.

In sa II Gherra, Casteddu fit casi deruta de is bombardamentos anglo-americanos, ei sos nazi-fascistas aiant operadu una ritirada istratègica dae s'Isula. In sos annos chi sighiant, in Casteddu si fit acodrada una Consulta pro iscrìere un'Istatudu de Autonomia, chi fit aprovadu, in formas moderadas e partzialmente autolesionistas pro sa Sardigna, in s'ùrtima sètzida de sa Corona costitudora in su 28 de freàrgiu de 1948: est sa nàschida de sa Regione Autònoma de Sardigna, isperu e disisperu de sos annos postbèllicos.

In sos annos 50 ant picadu comintzu fatos noos. Est istada bogada sa malària, gràtzias a su dinare de sa fundatzione Rockefeller, e custu est istadu unu fatu bonu pro sas populatziones de sas marinas e su turismu. In su matessi tempus sunt istadas impostas però sas tzerachias militares: mìgias e mìgias de ètaros leados a sas atividades econòmicas e postos suta sa cumpetèntzia militare de sa Nato e de sos americanos: Su 60% de totus sas therakias milidares italianas sunt, a die de oe, in Sardigna. De sos annos '60 imbetzes est su "Pranu de Rinàschida", una leze de s'istadu italianu chi cuntzediat finanziamentos agevolados pro faghe' naskere industrias mannas in Sardigna. Gai sunt nàschidos sos polos chìmicos Portu Turre e sas rafinerias in Sarroch. In sos annos '70 pro sa legge contra a su banditismu in Sardigna fit istada finanziada s'industria de Otzana. Ma, a pustis de tantos annos, si podet narrer chi in parte est istadu unu faddimentu, pro sos dannos ambientales e pro cussos economicos massimu in su casu de Ottana. S'industrialitzazione at creadu puru grandes cambiamentos sotziales. Ma in su matessi tempus sun istadas criadas in cussos annos diversas infrastrutturas chi ana mezoradu de meda su livellu istrutturale e economicu de s'isola.

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