Gruppo Folk Ballo Sardo

 

Nel 1998 nasce il Gruppo Folk  dell' Associazione " Quattro Mori " . L'intento di mantenere vive le tradizioni di un popolo di antica cultura, anima lo spirito dei componenti ( non tutti di origine sarda ) in un lavoro impegnativo , ma ricco di soddisfazioni.Fra le numerose esibizioni , la più rappresentativa è stata alla "Goldonetta" di Livorno in occasione della giornata dedicata alla fondazione "Giambrone"  per l'impegno a favore dei nostri corregionali portatori di "Talassemia ".

SOCI  FONDATORI

 

    Antonio Deias -  Mogorella (OR) - Spina Maria Antonia -  Sassari - Salvatore Serra -  Aidomaggiore (OR)

    Silvana Palumbo -  Brindisi - Luciano Battino -  Bortigiadas (SS)-Franca Argiolas -  Sardara (CA)

    Lino Derosas -  Olbia (SS)-Mirna Senesi -  Livorno - Mario Guarino -  Roma-Mura Giustina -  Bono (SS)

 

 

 

 

 

 

     

 

ORIGINI

Fonte: it.wikipedia.or/wiki/ballo_sardo

 

Sulle origini del ballo sardo non si sa molto. Si ritiene che possa derivare dalle cerimonie sacre preistoriche celebrate per propiziarsi un caccia abbondante o un buon raccolto, e che rappresentasse non solo un divertimento, ma fosse anche l'espressione di una collettività. Tale teoria sarebbe confermata non solo dall'uso delle launeddas per accompagnare le danze, ma anche dal loro legame col fuoco: ancora oggi, infatti, alla vigilia di alcune feste paesane si preparano fuochi, intorno ai quali si danza. Inoltre la figura fondamentale eseguita dai ballerini è il cerchio in cui tutte le copie si tengono per mano, a dal punto di vista ritmico e melodico vi è uno stretto legame tra chi esegue la musica e chi la balla.

Durante il ballo tutti i danzatori (baddadoris) si tengono per mano o per braccia formando un cerchio che ruota in senso orario. Il movimento di base, è un assecondamento ritmico simile ad un sussulto cui partecipa sopratutto il tronco, sul quale si innestano i vari passi, ognuno dei quali corrisponde in modo stretto al ritmo musicale, e che devono essere compiuti con compostezza: la parte superiore del corpo deve essere mantenuta rigida, mentre la mobilità è affidata esclusivamente agli arti inferiori.

Su Ballu Campidanesu

E' il ballo tipico del Campidano che va da Oristano a Cagliari. Si differenzia da paese a paese che si affaccia nel campidano. In generale la traccia melodica è la stessa, variano le tonalità con le quali viene eseguita. Il ballo è composto da cinque passi, si parte col piede sinistro (basso campidano) o col piede destro (alto/medio campidano). A seconda della zona cambia anche la tonalità della musica ed il ritmo, quindi si troveranno paesi in cui il ballo risulta essere molto lento e cadenzato ed altri in cui si esegue in modo più movimentato. Con questa danza i ballerini hanno la possibilità di cimentarsi per dimostrare la propria bravura con dei passetti e corteggiare la dama. E' adatto per le coreografie dei gruppi folkloristici poichè si possono formare diverse figure.

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 ( Balli Sardi Campidanesi)

 

   

 

Sa Danza

Originario del Mandrolisai, generalmente viene danzato in coppia. Le coppie, tenendosi per mano, si dispongono l'una a fianco all'altra con le braccia semiflesse. E' composto da due fasi, la prima solitamente è costituita da un passo saltellato e più veloce, la seconda con le stesse battute musicali, è costituita da un passo lento e non saltellato (passo di riposo o passilada). Il passo del ritmo veloce è composto da quattro saltelli, e quindi battuta con l'inchino.Può essere integrato da una serie di passi laterali verso sinistra o verso destra, la rotazione della dama attorno al cavaliere e quet'ultimo si può esibire con dei passetti il possibile complessi. Per tale ragione è considerato uno dei balli più impegnativi e faticosi. Viene ballata in tutti i paesi anche se non tipica in tutte le provincie.

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(Sa  Danza)

 

Su Dillu

Ballo originario del Goceano è composto da un solo movimento che consiste in due saltelli sul piede destro e due sul piede sinistro. Di derivazione profana, pare venisse praticato anticamente come forma di scongiuro per le vittime della puntura dell'argia, un ragno velenoso presente nell'isola, per allontanare il pericolo di morte. Tale ipotesi ha un fondo di verità poichè questo ballo veniva anche chiamato " su ballu e s'arza (il ballo dell'argia) propio il nome del ragno. La parola dillu sarebbe infatti una contrazione di "dilliriu" che significa delirio; inoltre le parole che accompagnano spesso la danza "dilliri, dilliri, dilliriana", richiamano per assonanza la stessa parola. Una seconda ipotesi invece fa risalire il nome del ballo da "dilisu" che significa beffa, scherno e sostiene che nei tempi più antichi il ballo venisse eseguito dopo una razzia di bestiame ("bardana") come festeggiamento per essere riusciti a beffare i proprietari della mandria. Richiede una certa cadenza e compostezza da parte dei ballerini. Si balla in quasi tutti i paesi ma con delle piccole varianti.

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(Su Dillu)

Passu Torrau

Questo ballo, comune in Sardegna è  originario di Mamoiada, infatti in alcune vecchie incisioni il titolo è "Sa Mamojadina " prevede passi in avanti in cui si inserisce "la corsa", una serie di passi avanti seguiti dal ritorno sul passo precedente (torrau = ritornato). I ballerini lo eseguono a piccoli passi senza sollevare le gambe da terra, sfiorando il suolo con le scarpe, disposti sempre a formare un cerchio (tundu = tondo). Il ballo è caratterizzato da due movimenti fondamentali: uno serioso, calmo; l'altro prevede "s'intrada" ("entrata" verso l'interno del cerchio), cioè dei piccoli passi in avanti subito seguiti dal "ritorno" sui passi precedenti (torrau = ritornato); prima dei passi indietro, tutta la schiera di ballerini esegue due brevi flessioni generali sulle ginocchia (quasi degli inchini). L'avviso per questa piccola coreografia viene dato discretamente e senza movimenti plateali, cioè con una pressione alla mano già stretta del compagno/a, una invisibile "comunicazione che ogni ballerino passa all'altro.

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(Passu Torrau)

Ballu Tundu

Su ballu tundu (ballo tondo) è una evoluzione del ballu antigu. Si tratta di un ballo gioioso che viene eseguito praticamente in qualsiasi festa, sagra o manifestazione, specialmente in Barbagia. Si esegue tenendosi per mano a braccia strette e ripiegate sui gomiti eseguendo un doppio passo più cadenza del piede destro. I ballerini sono disposti formando un cerchio (tundu = tondo), da cui si stacca aturno una coppia che balla ponendosi in evidenza. E' caratterizzato da due movimenti fondamentali: sa seria (parte introduttiva in cui il passo è rimasto pressochè invariato rispetto all'originario ballu antigu) e su sartiu, parte più vivace.  

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(Su ballu Tundu)

 

 

ALTRI  BALLI SARDI 

 

 

 

STRUMENTI :  

Fonte  www.gruppoonnigaza.it  - http://onnigaza.blogspot.it    - www.prolocouta.it 

 

Sonettu a matriperlas (organetto diatonico)

L' organetto diatonico, è uno strumento a mantice e si può definire il padre della fisarmonica, fornito di bottoni suona contemporaneamente la melodia e l' accompagnamento.Nasce verso la metà dell'Ottocento in ambiente colto e si diffonde grazie alla praticità, al suono melodioso, e alla possibilità di essere completo dal punto di vista musicale, permettendo di suonare senza la presenza di altri strumenti. E' uno strumento musicale appartenente alla famiglia degli aerofoni (strumenti il cui suono è generato da un flusso d'aria) di tipo meccanico ( l'aria è prodotta da un mantice o soffietto) e provisto di ance libere. L'ancia libera è una sottile linguetta di acciaio, fissata ad una estremità su una piastrina di ottone o alluminio forata in modo tale da consentire all'ancia di vibrare liberamente sotto il soffio dell'aria, producendo così il suono. Ogni ancia è intonata su una nota musicale; la lunghezza e la larghezza della linguetta sono proporzionate all'altezza della nota: più acuta è la nota, più piccola è l'ancia e viceversa. Le ance sono montate su intelaiature di legno (soniere) fissate all'interno di due cassettine, anche' esse di legno, dotate entrambi di tastiera. L'organetto è caratterizzato da una tastiera melodica a bottoni, azionata dalla mano destra, nella quale le note sono ordinate per scale diatoniche ( 5 toni e 2 semitoni). Gli organetti, nella parte destra, possono essere caratterizzati da 1 o 2 file di tasti, considerate verticalmente. Qualora le file dei tasti siano 3,4 o addirittura 5, la definizione più tecnica e corretta è di fisarmonica diatonica oppure armonica diatonica. Viene utilizzato sopratutto nella Sardegna Centrale....  

 

     La Fisarmonica

 ( "Sonu Fisarmonica") appartiene alla famiglia degli aerofoni, strumenti nei quali il flusso d'aria è generato da un mantice che attiva delle ance in metallo. In un' ampia fascia meridionale dell'isola, partendo dall'oristanese e comprendendo tutto il sud, l'arrivo della fisarmonica cromatica è stato successivo all'arrivo dell'organetto. Negli anni venti-quaranta è diventato il principale strumento per l'accompagnamento dei balli tradizionali. Indubbiamente la fisarmonica permette delle esecuzioni musicali che si approssimano maggiormente all'impianto musicale delle suonate per le launeddas, e forse è questa la ragione della sua diffusione nel sud dell'isola. Il confine tra l'area di diffusione dell'organetto e della fisarmonica rappresenta una sorta di zona mista nella quale gli strumenti vengono usati. Ad essi si aggiunge un terzo strumento a mantici nel quale si combinano alcune caratteristiche dell'uno e dell'altro: si tratta della fisarmonica semidiatonica, introdotta all'inizio del novecento, che adotta per la mano destra la tastiera diatonica del canto e a sinistra i bassi cromatici. La fisarmonica semidiatonica si diffonde e si stabilizza, in particolare nell'alto oristanese e nel Marghine.

  Le Launeddas "Is launeddas",

Strumento assolutamente tipico della Sardegna, è la principale espressione della più autentica musica etnica sarda. le sue origini si perdono nel tempo: alcuni reperti archeologici tra i quali un famoso bronzetto dell'età nuragica raffigurante per l'appunto un suonatore di aerofono a tre canne, ne testimoniano la presenza in tutto il territorio sardo in un'epoca oscillante fra i 2500 e i 3000 anni fa. Pur avendo avuto origini in epoca remota, forse prenuragica, la launedda si è conservata fino ai nostri giorni e molti sono ancora i sardi, specialmente nel Campidano di Oristano e di Cagliari, che si dedicano al suo difficile studio.Le launeddas sonon formate da tre lunghe canne giunte ad una certa maturazione. Queste sono di lunghezze e grandezze diverse e vengono unite tra loro tramite spago incerato. La canna più lunga è il basso, su tumbu, che solitamente viene sezionata in due o più parti e fornisce la nota fissa in sol che funge da sottofondo continuo per tutta la musica eseguita. La seconda detta mediana in quanto sta al centro, chiamata anche mancosa manna, ha la funzione di produrre le note dell'accompagnamento; ad essa vengono praticati cinque piccoli fori rettangolari per eseguire diversi suoni a seconda della distanza e viene legata a su tumbu. L'ultima canna detta mancosedda, mancosa pitia o destrina (poichè viene suonata con la mano destra) è staccata dalle altre e ha il compito di produrre le note della melodia (solitamente produce un suono acuto). Alla estremità superiore di ciascuna delle canne viene infisso un piccolo cannello, che funge da beccuccio e che è costruito alla stessa maniera delle trumbittas de'enu, in quanto con uno spacco sotto un internodo della canna viene ricavata un'ancia battente, che poi produrrà il suono. Tale beccuccio viede detto captiza e la piccola ancia limbatzu o limbeddu, L'insieme delle tre canne viene detto cuntzertu 'e launeddas ed esse vengono conservate in un astuccio di pelle dura chiamato istracassu. L'accordatura dello strumento viene effettuata con l'utilizzo della cera d'api che viene posta sopra le ance. vari sono i nomi attribuiti alle launeddas nelle diverse parti dell'isola:  sonus de canna nell' alta marmilla ,  launeddas nei campidani, nella Trexenta e nel Sarcidano; bisonas in Ogliastra e Barbagia; leonedda, trubedda e trueddas in Nuoro e dintorni; enas nel Montiferru; trueddi nella Gallura, ecc. secondo antiche usanze i suonatori di launeddas venivano stipendiati dal paese nel quale vivevano, perciò fare il suonatore era una professione, Esso accompagnava le messe in chiesa, i funerali e all'uscita dalla messa, nella pratza 'e ballos, eseguiva i balli per tutti. E' emozionante pensare come uno strumento così antico e particolare sia riuscito ad arrivare sino ai nostri giorni con le stesse caratteristche dell'epoca e con le stesse passioni con cui i nostri suonatori ci fanno assaporare le antiche tradizioni dei nostri antenati.

 

   Sonettu a bucca (armonica a bocca)

Il nome deriva dalla tecnica del suono che consiste nel far vibrare le ance interne allo strumento attraverso l'emissione di fiato del suonatore. Anche l'armonica a bocca, inventata e costruita fuori dalla Sardegna, ha trovato ampia diffusione in tutta la regione sin dalla fine dell'800 per l'esecuzione delle danze tradizionali.

 

  Chitarra

La chitarra suonata in Sardegna dagli anni '40 in poi è prevalentemente il modello "folk". Questo modello, usato in Sardegna per l'accompagnamento dei canti e delle danze tradizionali, è caratterizzato da una cassa di risonanza di grandi dimensioni. Antichi documenti e testimonianze attestano la presenza della chitarra in Sardegna, con i suoi diversi modelli, si dal XVI secolo.

 

  Triangulu (triangolo)

Lo strumento prende il nome dalla sua forma: è, infatti, costiuita da una verga di metallo, di circa 70 cm, piegata a forma di triangolo equilatero con un vertice aperto; viene tenuto sospeso con una cordicella e si percuote con una bacchetta metallica. Il triangolo è uno strumento essenziale del Centro Sardegna insieme a su sulittu, all'organetto, al tamburo e allo scacciapensieri.

 

  Trunfa (scacciapensieri)

Sa trunfa è costituita da una sottile lamina di acciaio fissata al centro di un telaio, anch'esso di metallo. Il telaio, di forma tondeggiante, si allunga creando due estremità parallele all'ancia che servono a trattenere lo strumento tra i denti in modo da poter far vibrare la lamina con un dito.

 

     Benas

La bena è un antico strumento musicale dal quale discenderebbero le launeddas, lo strumento più reppresentativo del repertorio tradizionale sardo. Un reperto archologico - il brozetto ittilifallico di ittiri, risalente al VI secolo a.C. - riproduce un suonatore che soffia in un flauto a tre canne che potrebbero essere le launeddas o le benas. Tutte le varianti, lunghe tra i venti e i trenta centometri, sono costruite con una o più segmenti di canna stagionata incastrati l'uno nell'estremità inferiore dell'altro. La bena ha un'imboccatura, con un'ancia battente assottigliata ad un punto tale da ottenere la tonalità desiderata, che viene incastrata dentro un tubo leggermente più grosso che presenta tre fori per le dita nella parte anteriore e uno in quella posteriore. Oltre alla bena semplice esitono esemplari di bena a due o tre canne con imboccatura, delle quali una sola con fori per le dita. Altri varianti di bena semplice presentano, con la funzione di modificarne il suono, un corno bovino (bena cu corru) o una zucca essicata (bena cun croccoriga).

 

     Prattu o affuente

S' affuente è un piatto di ottone lavorato a sbalzo, custodito ancora oggi in diverse chiese dove veniva usato per la raccolta delle offerte o durante alcuni riti, in particolare quelli della settimana santa (in occasione de s'iscravamentu vi si ponevano i chiodi e gli attrezzi utilizzati per la deposizione del Cisto dalla croce). Tradizionalmente lo si utilizza come strumento chiedendolo in prestito al sacerdote, nei casi in cui non era possibile permettersi per motivi economici un suonatore. Il piatto si siona, tenedolo in posizione verticale, percuotendo e raschiando il fondo con una grossa chiave di ferro.

 

       Tumbarineddu

Su tumbarineddu è uno dei più piccoli tamburi esistenti al mondo. E' costituito da un segmento di canna, della lunghezza di 10-15 cm, chiusa ad una delle estremità con una membrana di intestino essicato di bue. La membrana, tesa e legata alla canna con dello spago impeciato, viene percossa con i polpastrelli delle dita. Chiudendo e aprendo, davanti all'estremità aperta del corpo, la mano che regge lo strumento può essere leggermente modulato il suono.

 

            Pippiolu - sulittu - suittu pipaiolu

Strumento della famiglia degli aerofoni ; si tratta di un lungo flauto a becco della lunghezza di circa 20 cm, costruito con un unico pezzo di canna comune, con l'estremità superiore tagliata ad angolo acuto per formare, appunto, il becco presenta un nodo che interrompe il corpo dello strumentoa circa a metà,una finestra rettangolare immediatamente sotto l'imboccatura e quattro fori per le dita, di cui tre anteriori ed uno posteriore rispetto al corpo della canna. E' molto in uso nel campidano di Cagliari,dove viene genericamente denominato sulittu.

 

 

COSTUMI SARDI TRADIZIONALI

Chi viene in Sardegna ha la straordinaria possibilità di fare un viaggio particolarissimo,ricco di sorprese e di suggestione. E' un viaggio attraverso il tempo,dentro l'anima e l'origine misteriosa di un popolo semplice,eppure così ricco di creatività e di fantasia.E' un viaggio alla scoperta degli antichi modi di vestire, alla ricerca dei mille segreti nascosti negli antichi costumi tradizionali.C'è ne sono un'infinità,diversissimi tra loro. Nessun'altra regione italiana ne ha un numero uguale. In Sardegna praticamente ogni paese ha i suoi costumi e li difende con orgoglio,perchè l'antico modo di vestire nasconde l'identità stessa di ciascun paese,rappresenta la testimonianza vivente della sua cultura e del modo di intendere il divertimento,il lavoro,il dolore.

L'abito,nei tempi passati,sottolineava i diversi momenti del ciclo della vita:semplice nella vita quotidiana,sfarzoso nei giorni di festa,sobrio e composto nei momenti di lutto. Per questa ragione ogni paese è geloso del suo abito tradizionale e ne conserva con cura la memoria storica. E' così ancora oggi in ciascuno dei 370 comuni esistenti nell'Isola.Naturalmente quasi nessuno indossa più gli antichi costumi nella vita quotidiana, anche se ci sono molti centri dell'interno nei quali le donne e qualche anziano continuano a vestire gli abiti della tradizione.

A parte queste eccezioni,però,la circostanza in cui il costume viene tirato fuori dagli armadi e indossato con fierezza da vecchi e giovani,è la festa popolare.Ogni paese ne ha una tutta sua,generalmente quella dedicata al santo patrono.Impossibile farne l'elenco. Queste feste si svolgono perlopiù in estate,in coincidenza con il periodo del raccolto.In una società povera come quella sarda,che viveva sopratutto di pastorizia e di agricoltura,infatti,l'occasione più attesa per far festa era proprio quella in cui la terra dava finalmente i suoi frutti,offrendo così a tutti qualche giorno di abbondanza.

Un altro periodo propizio alla festa era quello del mese di settembre,quando incominciava l'anno agrario ed i contadini affidavano ai campi le speranze per un futuro di benessere. Allora, in campagna,si svolgevano i riti propiziatori.La gente celebrava l'inizio di un nuovo anno di lavoro ed invocava l'aiuto e la protezione della divinità affinchè concedesse agli uomoni gli elementi indispensabili alla vita: il sole e l'acqua.Tutto questo, in buona parte,ancora accade,sopratutto nei piccoli centri ed in occasione della festa del santo protettore.

Vi sono poi in Sardegna almeno tre grandi occasioni in cui è possibile ammirare,tutti insieme,i costumi dei paesi delle quattro provincie: il primo maggio a Cagliari,per la sagra di Sant'Efisio; la terza domenica di maggio a Sassari,per la Cavalcata Sarda, e l'ultima domenica di agosto a Nuoro, in occasione della Sagra del Redentore.Senza far torto a nessuno,crediamo di poter dire che la festa più importante è quella che si svolge a Cagliari il 1° maggio:perchè è intitolata al Patrono della Sardegna, perchè è la più antica e perchè rappresenta la più imponente sfilata di costumi tradizionali esistente al mondo.

 

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 GALLERY - PHOTO

Fonti :

www.flaviopiredda.com/costum.htm 

www.mondosardegna.net/costumi/costumi.htm 

www.sardi.it/sardegna/costu1.htm 

 

     
Oristano  Cagliari  Sassari
     
 Nuoro  Orgosolo  Ovodda

 

     
 Osilo  Padru  Cabras
     
 Selargius  Samugheo  Alà dei Sardi
     
 Alghero  Belvì  Bitti
     
 Bolotana  Bonnannaro  Bonorva
     
 Bosa  Buddusò  Castiadas
     
 Desulo  Dolianova  Dorgali
     
 Elmas  Florinas  Fonni
     
 Foresta - Burgos  Gadoni  Galtellì
     
 Gavoi  Ghilarza  Iglesias
     
 Isili  Ittiri  Laconi
     
 Lanusei  Lodè  Lula
     
 Mammoiada  Milis  Nule
     
 Olbia  Oliena  Ollolai
   
 Orani  Pattada  Pirri
     
 Ploaghe  Posada  Quartu  S. Elena
     
 S. Antioco  Sennori  Settimo S. Pietro
     
 Silanus Silì   Siligo
     
 Siniscola  Sorgono  Tempio
     
 Tempio  Teulada  Thiesi
     
 Tonara  Torralba  Uri
     
 Villagrande  Villanova Monteleone                   Villaurbana
                                
 Arzachena                      Atzara                       Austis
                                 
                   Barbusi                      Bauladu                    Busachi
        
 Isili  Esporlatu Codrongianus 
     
 Bono Castiadas  Carloforte 
            
 Collinas  Cheremule Cargeghe 
     
 Cossoine  Calangianus  Assemini

 

Aritzu Berchidda Benetutti
                                 
                             Bultei                   Bortigalli                Domusnovas

 



 
Dorgali  Dolianova  Gesturi
                                    
                   Escaplano                 Lula                      Luogosanto

 

     
 Gergei  Mogoro  Lungoni
     
 Monserrato  Macomer  Marrubiu

 

     
 Masainas  Nurallao  Nuxis
     
 Ossi  Oliena  Orune

 

     
 Olbia  Ollastra Simaxis  Olmedo
     
 Pula  Porto Torres  Putifigari

 

 

   
Quartucciu  San Teodoro  San Vero Milis
     
 Samassi  Sanluri  Santadi

 

     
 Seneghe  Serbariu  Serdiana
     
 Sestu  Siamanna  Silius

 

     
 Sindia  Sinnai  Suni
     
 Telti  Tissi  Uras

 

     
 Uri  Usini  Urzulei
     
 Valledoria  Villasimius  

 

 CANTI A CHITERRA

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Il canto sardo a chitarra ( a chiterra in sardo) è una tipica forma di canto monodico in lingua sarda,accompagnato con la chitarra. Questo canto è  diffuso sopratutto nella parte nord dell'isola; in particolar modo nel Logudoro, Goceano,Planargia e in Gallura. E' molto probabile che alcuni canti esistessero da prima dell'invenzione della chitarra, ad esempio il Cantu in re, tuttavia con l'avvento dello strumento si sono sviluppate diverse varianti.

Cenni storici

Probabilmente risale al periodo delle dominazioni iberiche la presenza della chitarra in Sardegna, dove veniva utilizzata per accompagnare il canto,le cui melodie erano preesistenti.Da alcuni studi sulle tradizioni etno musicali della Sardegna apprendiamo che la chitarra è presente in Sardegna dal XVI secolo,tanto che nello Statuto del Gremio dei Falegnami di Oristano risulta che ne facessero parte anche i "chitarrari"(inteso come liutai). Ancora, nel 1598 un decreto del Vicerè di Sardegna vietava di suonare la chitarra dopo il rintocco della campana vespertina.Nel XIX secolo pare esistesse nell'isola la chitarra a 4 corde,detta "quartina". La chitarra sarda, nella forma come la conosciamo, ha delle particolarità che riguardano la forma della cassa e la dimensione notevolmente più grande rispetto alla chitarra classica. Anche l'accordatura detta appunto a sa sarda, è differente in quanto l'intonazione è più bassa. Caratteristiche sono anche le decorazioni, in genere con motivi floreali, del battipenna intagliato.

Esitono due tecniche di esecuzione,quella con il pollice che esegue la linea melodica del canto mentre l'ndice e medio eseguono l'accompagnamento vero e proprio; la tecnica del plettro è invece quella oggi più diffusa.

Le varianti de su cantu a chiterra

  • Su cantu in re (in sardo: "Boghe in re"), (nato in Logudoro) da cui derivano alcune varianti quali il canto in re " a s'Othieresa", "a sa Piaghesa", è il più comune e quello con cui iniziano sempre le gare musicali.
  • S'isolana, che è una versione semplificata della cosidetta "Piaghesa antiga" (cioè "la Ploaghesa antica").
  • Sos Mutos: per lo più si tratta di canti delle schermaglie d'amore,bonariamente ironici.Sono presenti in tutta l'isola.
  • Sa Nuoresa: (Tradizionale Logudorese) che secondo alcuni potrebbe essere derivato dal canto funebre detto "Attitidu".
  • La Tempiesina: (nato a Tempio, in Gallura).
  • La Filognana (sa Filonzana):(nato in Gallura) si tratta di un canto allegro.
  • La Corsicana: (nato in Gallura).
  • Su Trallalleru: (originario del Campidano). E' un canto allegro e spesso canzonatorio.

Ci sono poi altre varianti del canto che possiamo definire complesse, sia per la ricercatezza dei motivi musicali che per le difficoltà di esecuzione.

Su Fa diesis;

Su Si Bemolle;

Su Mi e La: (originario di Bosa, Planiargia, pare abbia origini come canto dei pescatori.

Sa Disisperada (in gallurese: la disispirata): secondo quanto riportato dall'etnomusicologo Gavino Gabriel, è un canto di origine gallurese, un canto amoroso.In seguito,basandosi sul nome a cui,in Logudoro,era stato attribuito il significato in tal senso. Sa Disisperada generalmente si canta su un'intera ottava e di per sè costituisce una categoria a parte.Questa è un canto particolarmente nostalgico (ma anche tragico)che viene eseguito sempre verso la fine della gara,come per la chiusura.

 

La Gara. Significato e struttura

Dopo secoli di esecuzioni delle tipologie di canto a chitarra,in occasioni ed in ambienti conviviali,pur rimanendo viva questa tradizione,nel corso del Novecento si diffonde la gara a chitarra,che si svolge di fronte ad un pubblico,quasi sempre in occasione delle feste patronali,nelle forme che sono ancora in atto. La gara a chitarra può essere paragonata alla gara poetica,dove è apprezzata la qualità dell'improvvisazione delle ottave da parte dei poeti. La gara,è una competizione musicale in cui i due o tre cantanti,accompagnati da un chitarrista,competono con le loro improvvisazioni,su temi musicali prestabiliti,per far riconoscere la qualità delle loro prestazioni. La gara comporta che ciascun cantadore esegue una sola strofa per volta,alternandosi con gli altri concorrenti (di solito toccano tre strofe a testa). Il modello musicale di riferimento (la variante)non è una forma completamente e pienamente definita,ma piuttosto un insieme di forme prefissate su struttre musicali (metrica,melodia,armonia) piuttosto labili. Questo permette che ogni cantadore possa improvvisare a suo piacimento sul modello di riferimento.

L'ordine di successione della gara (che dura diverse ore) è: Canto in re,nuoresa,mutos,gallurese,filognana,mi e la,si bemolle,disisperada.

1) Su Cantu in re e sue varianti

2) Sa Nuoresa

3) Sos Mutos

Nella Gara le seguenti coppie di canto si eseguono sempre di seguito:

4) La Tempiesina: questo canto,nelle gare,può essere sostituito da: 4bis la Filognana:durante una gara,al termine della sua esecuzione,si può riprendere con il Canto in re iniziale.

5) La Corsicana o in alternativa Su trallalleru. 

Altri quattro tipi di canto da eseguire di seguito sono:

6) Su Fa diesis : canto di difficile esecuzione,tavolta non viene eseguito ed è sostituito dal canto Mi e La e dall'isolana.

6bis)su Si bemolle: canto tra i più difficili,per cui molto spesso non viene inserito tra le esecuzioni di una gara,essendo sostituito da i due successivi.

6ter) Su Mi e la

6quater) S'isolana con canto in re che peraltro conclude l'esecuzione dell'isolana. A causa della difficoltà esecutiva di questi quattro canti, spesso nelle gare questa sezione viene sostituita da un Canto in re o con i Mutos.

7) Sa Disisperada : durante l'esecuzioni i cantadores in genere eseguono i canti succitati aggiungendo delle variazioni,di volta in volta il chitarrista dovrà seguire con gli accordi. Pertanto le esecuzioni sono sempre diverse ed eseguite in base alle qualità canore del cantante.

Per quanto riguarda i testi,in genere vengono musicate poesie tradizionali dei più grandi poeti sardi.

Oltre ai canti suddetti,esistono molti altri tipi di canto sardo accompagnati dalla chitarra. A Sassari le ironiche "gobbule", tra quelli diffusi nel sud dell'isola ricordiamo il canto a "curba", a "torrida" e a "muttuttu", per lo più eseguiti all'interno della "cantada" campidanese; diffusi in tutta l'isola sono anche "sos mutettos a trallallera","sas battorinas","su dillaru", "sos frores", e altri ancora.

 

Canto in Re  Sos Muttos
Sa Nuoresa Gallurese & Filunzana
Corsicana &Trallalleru  Disisperada
 
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